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Il titolo di questo riquadro evidenzia il Paradosso dell'introduzione di David Markinson [1]: se il testo seguente fosse totalmente corretto, quanto (falsamente) affermato sarebbe comunque vero, poiché l'errore consisterebbe nell'affermazione stessa. Cioè l'affermazione falsa sarebbe vera...

A scanso di equivoci, l'errore non sussiste nel testo presente nella voce. Ma se quest'ultima affermazione ("l'errore non sussiste nel testo presente nella voce") fosse l'errore, allora la voce conterrebbe un errore. Quindi non credete ciecamente a quello che leggete, a meno che l'errore non sia questo consiglio (e così via...).

Un paradosso, dal greco παρά (contro) e δόξα (opinione), è, ad esempio nella letteratura epigenetica, genericamente la descrizione di un fatto che contraddice l'opinione comune o l'esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente, straordinaria o bizzarra. In senso logico-linguistico è un ragionamento che appare contraddittorio, ma che deve essere accettato, oppure un ragionamento che appare corretto, ma che porta a una contraddizione: si tratta, secondo la definizione che ne dà Mark Sainsbury, di

"una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile".

In filosofia ed economia il termine paradosso è usato spesso come sinonimo di antinomia. In matematica invece si distinguono i due termini: il paradosso consiste in una proposizione eventualmente dimostrata e logicamente coerente, ma lontana dall'intuizione; l'antinomia, invece, consiste in una vera e propria contraddizione logica.

Il paradosso è un potente stimolo per la riflessione. Ci rivela sia la debolezza della nostra capacità di discernimento sia i limiti di alcuni strumenti intellettuali per il ragionamento.

È stato così che paradossi basati su concetti semplici hanno spesso portato a grandi progressi intellettuali. Talvolta si è trattato di scoprire nuove regole matematiche o nuove leggi fisiche per rendere accettabili le conclusioni che all'inizio erano "apparentemente inaccettabili". Altre volte si sono individuati i sottili motivi per cui erano fallaci le premesse o i ragionamenti "apparentemente accettabili".

Sin dall'inizio della storia scritta si hanno riferimenti ai paradossi: dai paradossi di Zenone alle antinomie di Immanuel Kant, fino a giungere ai paradossi della meccanica quantistica e della teoria della relatività generale, l'umanità si è sempre interessata ai paradossi. Un'intera corrente filosofico-religiosa, il buddhismo zen, affida l'insegnamento della sua dottrina ai koan, indovinelli paradossali.

 

Il cognitivismo è una branca della psicologia ma anche della scienza dei computer che studia il funzionamento del cervello umano. Cerca di comprendere il funzionamento della percezione del ragionamento del pensiero del ragionamento eccetera. Insomma cerca di studiare il funzionamento della nostra psiche e lo fa assimilando i nostri processi mentali al software di un computer. In analogia al binomio hardware-software abbiamo il binomio mente-cervello. Potrà mai una macchina riprodurre il funzionamento di una mente ? Ma forse la domanda è un'altra : se mai avremo compreso il funzionamento della nostra mente, non saremmo già macchine anche noi ?

 

Il teorema di Bolzano, noto anche come teorema degli zeri, afferma che una funzione continua in un intervallo che assume valori di segno opposto, ammette almeno una radice. Praticamente in natura, almeno in quella a noi nota, esistono solo funzioni continue e questo teorema ci dice che se noi partiamo da un valore negativo per arrivare a un valore positivo, dobbiamo necessariamente passare per lo zero. Eh, in effetti, come facciamo ad andare da un punto A a un punto B, senza percorrere gli spazi intermedi ? Non lo so, ma esistono anche le deviazioni, però, non nel nostro spazio.