{"id":3188,"date":"2026-08-10T00:24:48","date_gmt":"2026-08-09T22:24:48","guid":{"rendered":"https:\/\/es-andreabianchini.it\/andrewsblog\/?p=3188"},"modified":"2026-08-10T00:24:48","modified_gmt":"2026-08-09T22:24:48","slug":"langolo-dei-tre-gradi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/es-andreabianchini.it\/andrewsblog\/?p=3188","title":{"rendered":"L&#8217;Angolo dei Tre Gradi"},"content":{"rendered":"\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;Angolo dei Tre Gradi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>I. Il patto dei lucidi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si erano incontrati nella sala d\u2019attesa del centro diurno, un luogo dalle pareti color lavanda che qualcuno aveva scelto nella speranza di infondere calma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco stava osservando il quadro appeso di fronte a lui\u2014una riproduzione storta di Monet\u2014e calcolava mentalmente l&#8217;angolo di inclinazione.<br>\u00ab\u00c8 storto di tre gradi. E no, non \u00e8 un&#8217;illusione ottica\u00bb, disse ad alta voce, senza rivolgersi a nessuno in particolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anna, seduta due sedie pi\u00f9 in l\u00e0 con un taccuino sulle ginocchia, sollev\u00f2 lo sguardo e sorrise appoggiando la testa al muro.<br>\u00abA me d\u00e0 fastidio dal 2022. Ma se lo raddrizzi, poi gli infermieri pensano che tu stia avendo una fase maniacale dell&#8217;ordine. Meglio lasciarlo storto e usarlo come test di tolleranza.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco la guard\u00f2. Fu un attimo: due sguardi che si incrociavano sapendo esattamente cosa c&#8217;era dietro le quinte dell&#8217;altro. Nessun filtro, nessuna maschera sociale da indossare. Entrambi avevano alle spalle l&#8217;esperienza dura del reparto psichiatrico, due ricoveri coatti a testa, tre settimane ogni volta chiusi tra pareti che non sceglievi e finestre che non si potevano aprire. Ma entrambi avevano conservato quella che i medici chiamavano &#8220;lucidit\u00e0 critica&#8221;: la capacit\u00e0, talvolta dolorosa, di osservare la propria malattia dal di fuori, di conoscere i propri fantasmi per nome.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIo sono Marco. Diagnosi ufficiale complicata, gestione quotidiana\u2026 discreta.\u00bb<br>\u00abAnna. Stessa storia, altro capitolo. Ma siamo ancora qui a fare la conta dei gradi dei quadri.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quel giorno, tra una visita e un caff\u00e8 tiepido al distributore, nacque il loro patto. Non si promettevano miracoli o guarigioni definitive\u2014sapevano bene che dalla malattia mentale profonda non si &#8220;guarisce&#8221; come da un&#8217;influenza, che si rimane fragili e che saltare i farmaci significa salutare la realt\u00e0. Si promisero semplicemente di essere l&#8217;uno l&#8217;ancora dell&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>II. Un tetto di foglie<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strada per costruire una vita insieme non fu una passeggiata. Ci vollero mesi di colloqui con gli assistenti sociali, burocrazia, commissioni e valutazioni psichiatriche. Ma la tenacia di Marco port\u00f2 i suoi frutti: ottenne un lavoro part-time attraverso il collocamento mirato. Quattro ore al giorno, un impegno sostenibile che gli dava una struttura senza sovraccaricare il suo equilibrio emotivo, ma soprattutto uno stipendio vero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con quell&#8217;entrate e la pensione d&#8217;invalidit\u00e0 di Anna, riuscirono a fare il grande passo: affittare un piccolo monolocale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non era grande, ma aveva una finestra enorme proiettata sul pomeriggio. Anna lo riemp\u00ec subito di vita verde: pothos cadenti dai pensili della cucina, una rigogliosa monstera accanto al divano e vasi di basilico e timo sul davanzale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insieme alle piante arriv\u00f2 Poldo, un gatto soriano adottato al canile. Marco era sempre stato un amante dei cani, ma la lucidit\u00e0 serviva anche a questo: un cane richiede energie, uscite regolari ad ogni ora, una presenza fisica che in certi giorni &#8220;no&#8221; semplicemente non potevano garantire. Poldo invece era perfetto. Silenzioso, indipendente, capace di capire quando uno dei due aveva una giornata grigia e di acciambellarsi sulle ginocchia giuste senza chiedere nulla in cambio.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>III. Il lieto fine<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una sera di fine estate, il caldo lasciava spazio a una brezza leggera. Seduti sul piccolo balcone tra il profumo delle erbe aromatiche e il fusa cadenzato di Poldo, Marco tir\u00f2 fuori due bicchieri d&#8217;acqua e i rispettivi blister con le terapie della sera. Inghiottire quelle compresse era la loro routine di sopravvivenza, un gesto sacro che manteneva saldo il confine del loro mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abA cosa pensi?\u00bb, chiese Anna, riponendo la sua scatolina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco guard\u00f2 le luci della citt\u00e0 in lontananza e poi il piccolo regno che avevano costruito.<br>\u00abPenso che anni fa, quando ero chiuso in quel reparto con le finestre sigillate, se qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei stato qui, con un lavoro, a pagare un affitto, a curare dei pothos e a dividere il divano con un gatto\u2026 gli avrei dato del pazzo. Il che, detto da me, \u00e8 tutto dire.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anna sorrise, mettendogli una mano sulla spalla e intrecciando le dita alle sue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon siamo guariti nel senso in cui lo intendono gli altri, Marco. Siamo solo diventati bravi a gestire le nostre istruzioni per l&#8217;uso. E ad accettare la nostra fragilit\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE ti sembra poco?\u00bb, rispose lui, stringendole la mano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;erano promesse di un futuro privo di ombre o di una felicit\u00e0 da favola. C&#8217;era la certezza di due persone libere, consapevoli e insieme. E quella sera, nel loro monolocale pieno di foglie e di fusa, era il lieto fine pi\u00f9 bello e vero che potessero desiderare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><strong><em><a href=\"https:\/\/gemini.google.com\/app\">https:\/\/gemini.google.com\/app<\/a><br>Gemini 2026.<br>Andrea Bianchini 2026.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Angolo dei Tre Gradi I. 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