Piange la linfa l’arbusto nella sua ferita. Ho visto il mio sogno farsi vivo lentamente, ma non era un sogno di speranza, gioia, ma di oblio, dei nostri desideri, del nostro futuro. Le civiltà, come la vita di un uomo, invecchiano, e quando i giovani, che sono il futuro si ammalano come vecchi, questo è il segno, che qualcosa non va. Il futuro lentamente svanisce all’orizzonte sul bagliore del sole che muore al tramonto.
Il giardino della villa era un tappeto di erba inglese, perfetto e immobile. Al centro, come una macchia d’inchiostro su un velluto verde, stava Shadow, un piccolo barboncino nero dal pelo lucido e il collare di pelle pregiata. Shadow osservava il mondo oltre la cancellata in ferro battuto con la superiorità di chi non ha mai dovuto lottare per un osso.
Ogni mattina, alla stessa ora, il rituale si ripeteva. Il Vecchio, un barbone con la barba color nuvola e il cappotto tenuto insieme dalla speranza, si avvicinava alle sbarre. Non chiedeva soldi, cercava solo uno sguardo.
«Buongiorno, piccolo principe,» sussurrava l’uomo, allungando una mano nodosa verso Shadow. Il cagnolino scodinzolava con eleganza, un affetto misurato, quasi aristocratico. Dopotutto, come amava ripetere il padrone di Shadow tra un sigaro e l’altro: “Il cane è il miglior amico dell’uomo… del suo padrone!” E Shadow sapeva bene a chi apparteneva la sua fedeltà assoluta, ma quel vecchio gli ispirava una strana, malinconica simpatia.
L’Intruso e la Rivelazione
Un martedì di nebbia, il duo divenne un trio. Un gatto grigio tigrato, magro ma dai movimenti fluidi come mercurio, balzò sul muretto. Non degnò Shadow di uno sguardo, se non per fargli una smorfia che pareva un insulto in felino stretto. Invece, si strusciò con insistenza contro le gambe del barbone, facendo le fusa così forte da sembrare un piccolo motore.
Shadow iniziò a abbaiare furiosamente, irritato da quella sfacciataggine. Ma il gatto, con un balzo fulmineo, iniziò a correre intorno all’uomo, punzecchiando l’aria e poi scappando verso l’altro lato della strada, dove svettava un albero secolare. Era una quercia dalle radici così profonde che sembravano artigli conficcati nel tempo.
Il gatto tornò indietro, soffiò scherzosamente sul muso di Shadow — facendolo ringhiare d’impotenza — e poi guardò il barbone con occhi che brillavano di una luce innaturale. Con un cenno del muso, indicò l’albero.
Oltre il Velo
Il vecchio, guidato dall’insistenza del gatto, attraversò la strada. Shadow guardava, muto, con le zampe premute contro il cancello. Il gatto iniziò a grattare la corteccia della quercia in un punto preciso, dove le venature del legno formavano un cerchio perfetto.
«È lì, vero?» mormorò il barbone.
In quel momento, l’aria attorno all’albero vibrò. Non era più solo legno e foglie; era una porta, uno Stargate silenzioso verso un altrove dove la solitudine non esisteva. Il gatto balzò sulla spalla dell’uomo, strofinando il muso contro la sua guancia, un gesto di puro affetto disinteressato che nessun collare d’oro avrebbe mai potuto comprare.
Il vecchio si voltò un’ultima volta verso la villa. Shadow era lì, solo nel suo giardino perfetto, prigioniero della sua stessa fortuna e della fedeltà al suo padrone.
«Addio, piccolo principe,» disse l’uomo con un sorriso nuovo. «Ora lo so. I’m not alone.»
Mentre il vecchio e il gatto svanivano tra le pieghe della quercia, Shadow rimase a guardare il punto vuoto sulla strada. Il silenzio del giardino tornò a farsi sentire, pesante e dorato. Il cane si accovacciò, sospirando; era il miglior amico del padrone, certo, ma per la prima volta si chiese chi di loro fosse, davvero, dietro le sbarre.
Il nostro cuore ha per compagni la ragione e l’intestino, è con essi che deve fare i conti. Il cuore non ha leggi al contrario della ragione e dell’intestino. La ragione, se c’è, stabilisce la cosa giusta da fare, l’intestino dice al cuore ed alla ragione che comunque la pensino si deve mangiare, pena la morte. Amiamo dunque senza timore ma ricordiamo di non commettere errori che la ragione ci può aiutare ad evitare. Gli innamorati mangiano poco, dimagriscono, e questo è bene, ma la perdita di un amore può far dimagrire esageratamente di più, sino a morirne. Se il tuo cervello smettesse di funzionare bene ama, più che puoi…