Oltre il vetro

Il freddo della mattina entrava dalle fessure dei telai, ma dentro la cucina il silenzio era ancora più denso. Quando la bambina si svegliava, il profumo del caffè era già svanito e la casa era immersa nell’ombra: i suoi genitori erano usciti ore prima, diretti verso la fabbrica lontana dove il lavoro cominciava prima dell’alba. Sul tavolo non c’era nessun sacchetto per la merenda, solo il vuoto d’un’abitudine a cui si era ormai abituata. Con movimenti lenti e precisi, si infilava il cappotto, allacciava le scarpe e chiudeva la porta dietro di sé, incamminandosi da sola verso la fermata.
Sull’autobus il brusio degli altri bambini riempiva l’aria di risate, chiacchiere e lo sfrigolio delle carte da imballaggio che aprivano i primi spuntini. Lei si sedeva sempre nello stesso posto, accanto al vetro, tenendo lo zaino leggero sulle ginocchia. Guardava fisso fuori dal finestrino: le luci dei bar appena aperti, le colline avvolte nella nebbia e le macchine che sfrecciavano diventavano il suo rifugio. Creava storie per ogni casa che vedeva scorrere, inventando mondi lontani dove non serviva nascondere le mani nelle tasche per camuffare l’imbarazzo. Guardare fuori era il suo scudo, un modo per evitare di incrociare gli sguardi degli altri e per difendere una dignità silenziosa ma incrollabile.
Quando la campanella della ricreazione finalmente suonava, il corridoio si riempiva di voci e di profumi. Mentre i compagni tiravano fuori panini e merendine, lei si avviava a passo lento verso il banco in fondo o cercava un angolo tranquillo nel cortile. Estraeva un quaderno e cominciava a disegnare con cura, concentrandosi sul tratto della matita per non pensare al vuoto nello stomaco. Una mattina, però, una compagna di classe si avvicinò senza dire una parola, si sedette accanto a lei e spezzò a metà la sua focaccia, posandone una parte sul quaderno aperto. La bambina alzò gli occhi dal foglio e la guardò; per la prima volta, gli occhi lasciarono il finestrino dell’autobus e sfiorarono un piccolo gesto capace di scaldare anche la mattina più fredda.

Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.