Il Signor John Collezionista di Nuvole
Il signor John sedeva sulla solita panchina di legno verde, all’ombra del grande acero che dominava il parco. Tra le mani stringeva una tazza termica di caffè lungo e un vecchio libro di saggistica, ma la sua attenzione era totalmente rapita da un turbine di riccioli biondi e scarpe da ginnastica luminose che correva sul prato.
Debby stava descrivendo cerchi perfetti nell’erba, con le braccia spalancate come se stesse pilotando un aeroplano invisibile. All’improvviso si bloccò, puntò il ditino verso l’alto e rimase immobile, come una statua colta da un’improvvisa illuminazione.
Poi, si girò e corse verso la panchina. I suoi passetti veloci risuonavano sul vialetto di ghiaia.
«Signor John! Signor John, presto! Guardi lassù!» esclamò, arrampicandosi sulla panchina con l’agilità di un gatto e sedendosi proprio accanto a lui, le gambette che dondolavano nel vuoto.
Il Signor John chiuse il libro, tenendo il segno con il pollice, e sollevò lo sguardo verso il cielo terso di giugno, dove galleggiavano poche nuvole bianche e sfilacciate. «Cosa c’è di bello lassù, Debby?»
«Quella! Vede quella nuvola grande vicino al campanile? È un dinosauro. Ma non uno di quelli cattivi che fanno paura, eh? È un dinosauro che mangia lo zucchero filato. Vede la coda?»
Il Signor John si sistemò gli occhiali sul naso e strinse gli occhi, osservando la massa informe di vapore. A sessant’anni, il cielo a volte rischia di diventare solo “previsioni del tempo”, ma con Debby accanto era diverso. «Sai che hai ragione? C’è proprio una coda. E mi sembra che stia anche sorridendo.»
«Visto?» Debby batté le mani, soddisfatta. Poi il suo viso si rabbuiò un po’, attraversato da quella serietà improvvisa e profonda che solo i bambini sanno avere. «Però il vento la sta portando via. Tra poco non ci sarà più. Le nuvole si sciolgono sempre, Signor John. È un peccato.»
Il Signor John guardò la bambina. Sentì una morsa familiare al cuore, quella sottile malinconia legata alle cose che passano, al tempo che scorre e che lui, alla sua età, sentiva pesare in modo diverso. Ma guardando Debby, gli venne in mente un’idea.
«E chi l’ha detto che si sciolgono e basta?» disse il Signor John, abbassando la voce come se stesse rivelando un segreto di stato.
Debby spalancò gli occhi rotondi. «Perché, dove vanno?»
«Beh, devi sapere che io ho un lavoro segreto,» sussurrò il Signor John. «Io sono un Collezionista di Nuvole.»
«Un colle… che?»
«Un collezionista. Significa che quando vedo una nuvola davvero speciale, come il tuo dinosauro dello zucchero filato, io la prendo e la metto al sicuro, così non si perde mai.»
Debby lo guardò tra il diffidente e l’estasiato. «Ma le nuvole sono fatte di fumo e cielo! Non si possono toccare, le mani ci passano dentro. Come fai a prenderle?»
Il Signor John sorrise, aprì il suo libro a una pagina bianca alla fine del volume, tirò fuori dalla tasca della giacca la sua penna stilografica e la porse a Debby. «Le mani non possono prenderle, è vero. Ma i pensieri e le parole sì. Se noi scriviamo qui come era fatta, dove stava andando e che aspetto aveva, quella nuvola diventerà nostra per sempre. Ogni volta che apriremo questo libro, lei tornerà a volare proprio qui dentro.»
Debby rimase a bocca aperta. Prese la penna con due mani, quasi fosse un oggetto magico. «Davvero?»
«Davvero. Dai, dettami. Come la chiamiamo?»
«Il Dinosauro Pasticcione!» dettò Debby con orgoglio.
Il Signor John prese delicatamente la penna e, con la sua grafia elegante e ferma, scrisse in cima alla pagina: Il Dinosauro Pasticcione. Sotto, disegnò rapidamente un piccolo profilo stilizzato di una nuvola con la coda, mentre Debby lo correggeva con precisione geometrica (“No, la coda è più rotonda, Signor John!”). Poi aggiunse la data di quel pomeriggio.
Quando ebbe finito, il Signor John chiuse il libro con un colpo secco. «Ecco fatto. Salvata. Adesso fa parte della collezione.»
Debby saltò giù dalla panchina, felice come se avesse appena salvato un cucciolo. Guardò il cielo: il vento aveva ormai dissolto la forma del dinosauro, lasciando solo una scia confusa. Ma questa volta non era triste. Sapeva che la sua nuvola era al sicuro, custodita tra le pagine del vecchio libro del Signor John.
«Signor John?» disse la bambina, fermandosi a pochi passi da lui.
«Dimmi, Debby.»
«Domani ne collezioniamo un’altra? Ho visto che là dietro ne sta arrivando una che assomiglia tantissimo a una balena con il cappello.»
Il Signor John guardò la pagina chiusa del libro, poi guardò lei, sentendosi improvvisamente più leggero, come se una parte di quel vapore bianco fosse entrata anche dentro di lui.
«Certamente, Debby. Domani daremo la caccia alla balena.»
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