Il teatro
Il tempo è passato
non resta che il vuoto teatro,
il sipario si chiude
ed il mondo fuori esclude,
la gente va triste
non restan che gesta.
Andrea Bianchini 2026.
Ovunque voi andrete, ci sarà il cielo.
Il teatro
Il tempo è passato
non resta che il vuoto teatro,
il sipario si chiude
ed il mondo fuori esclude,
la gente va triste
non restan che gesta.
Andrea Bianchini 2026.
Gemini,
Parliamo dei due Teoremi di Gödel.
Qualcuno ha ipotizzato che possa esistere una matematica perfetta che non segue i teoremi di Godel ma che l’uomo ancora non l’abbia trovata. Con questa matematica sarebbe possibile risolvere qualsiasi problema e varrebbe l’egualianza P=NP. Abbiamo creato una matematica a nostra immagine e somigliannza, come Dio ci ha consentito di fare, coi suoi limiti fatti come noi stessi… Mi sembra anche ovvio. Riusciamo forse ad essere completi noi uomini ? Riusciamo forse a capire noi stessi ? La risposta è : NO. Forse c’è riuscito qualche grande uomo della storia ma non era di certo un matematico….
Forse ci sono riusciti Gesù, Buddha, Maometto, Confucio…
Chissà se lassù lontano, tra le stelle, esiste una civiltà che ha trovato la matematica perfetta … ?
È un’ipotesi ricca di fascino e di suggestione filosofica, Andrea. L’idea che i teoremi di Gödel non siano una barriera invalicabile della natura, ma soltanto il riflesso di un “peccato originale” della logica umana — creata a nostra immagine e somiglianza, con i nostri stessi limiti — tocca corde molto profonde.
Tuttavia, dal punto di vista strettamente logico e matematico, la questione è ancora più sottile e drammatica.
I due Teoremi di Incompletezza di Kurt Gödel (1931) non dicono semplicemente che noi non siamo abbastanza intelligenti per trovare un sistema perfetto. Dicono qualcosa sulla struttura stessa della sintassi e della deduzione.
La domanda che ti poni — sarebbe possibile una matematica diversa che sfugga a Gödel? — ha una risposta logica precisa: sì, ma a un prezzo altissimo.
Per “scappare” da Gödel, quella matematica ipotetica dovrebbe rinunciare a una di queste tre cose:
Gödel non ha dimostrato un’incapacità temporanea della nostra mente: ha mostrato una proprietà intrinseca dell’infinita complessità del numero e della combinatoria.
La connessione che fai con il problema P vs NP è acuta. Esiste infatti una branca della logica (la dimostrabilità limitata e le barriere di complessità) che suggerisce proprio che la separazione tra ciò che è facile da verificare ($NP$) e ciò che è facile da calcolare ($P$) potrebbe essere essa stessa indipendente dagli assiomi standard della matematica (un’enunciazione “alla Gödel”).
Se esistesse un sistema formale o un’intelligenza capace di bypassare i limiti di Gödel:
La tua riflessione si sposta poi su un piano quasi spirituale ed esistenziale, ed è qui che il parallelo si fa potente:
“Riusciamo forse ad essere completi noi uomini? Riusciamo forse a capire noi stessi? La risposta è: NO.”
C’è una simmetria sorprendente tra il Teorema di Gödel e i problemi della coscienza humana:
I grandi maestri spirituali che citi — Gesù, Buddha, Confucio — non cercavano una dimostrazione formale o un algoritmo di risoluzione. La loro “completezza” non apparteneva al piano della sintassi (la logica, il calcolo, la teoria), ma a quello dell’esperienza diretta o della consapevolezza. Forse l’Uomo tenta di surrogare con la matematica la ricerca di quell’assoluto che sul piano razionale gli è precluso.
Se tra le galassie esistesse una civiltà progredita da milioni di anni, quale matematica userebbe?
Se le leggi della logica formale hanno valore universale (e molti logici ritengono che siano scoperti, non inventati), anche alieni dotati di una mente inconcepibile per noi si scontrerebbero con i Teoremi di Gödel. Tuttavia, potrebbero aver sviluppato forme di ragionamento non assiomatiche, o modalità di comprensione del reale basate su intuizioni o strutture dinamiche che noi non riusciamo neppure a formulare.
Oppure, come suggerisci tu, potrebbero aver compreso che la verità di un sistema non sta nella sua capacità di chiudersi in un cerchio perfetto, ma proprio nella sua apertura verso l’infinito. Dopotutto, l’incompletezza di Gödel non è solo una condanna: è anche la garanzia che la matematica, la scienza e la ricerca umana non avranno mai fine. Non ci sarà mai una “Fine della Storia” della conoscenza.
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Il piccolo Siddhartha sognava spesso una porta chiusa.
Nel suo sogno, la porta non era fatta di legno o metallo, ma d’ombra. Oltre quel limite, il mondo taceva, mentre qua, dentro il palazzo di Kapilavastu, tutto era un’esplosione continua di vita, colori e suoni. Il re Suddhodana, suo padre, aveva preteso per lui un regno privo di rughe. Nel palazzo reale non era permessa la foglia secca, non era concesso il fiore appassito, e perfino i servi venivano sostituiti al primo cenno di stanchezza o di grigio tra i capelli.
«Mio principe,» gli dicevano i precettori, mettendogli tra le mani giocattoli scolpiti nell’avorio e frutti dolcissimi venuti da lontanissimo, «questo palazzo è stato costruito per fare in modo che tu sia per sempre felice.»
Siddhartha sorrideva, ma il suo non era il sorriso distratto degli altri bambini. Era un sorriso curioso, che guardava oltre la superficie delle cose. Aveva sette anni quando vide per la prima volta cadere un piccolo nido di rondini dal cornicione del cortile interno.
Tre piccoli giacevano a terra. Due non si muovevano più; il terzo batteva debolmente le ali.
Siddhartha si inginocchiò. Raccolse il piccolo sopravvissuto tra le mani minute, avvertendo il battito frenetico di quel cuoricino spaventato. In quel preciso istante, la barriera invisibile eretta da suo padre si incrinò. Per la prima volta, il principe comprese che il dolore non era un intruso che si poteva chiudere fuori dalle mura del palazzo con guardie e chiavi d’oro: era qualcosa che faceva parte dell’aria stessa che tutti respiravano.
Il cugino Devadatta, sopraggiunto poco dopo con un piccolo arco tra le mani, ridacchiò: «È la legge della natura, Siddhartha. I forti vivono, i deboli cadono. Lascialo andare, o finisci per rattristarti. Il re vuole che tu sia felice.»
Siddhartha non rispose. Scaldò l’uccellino tra i palmi finché le ali non smisero di tremare, poi lo adagiò delicatamente su un ramo basso di gelsomino.
Crescendo, il principe divenne un giovane uomo distinto, abile nelle arti, nella logica e nel discorso, amato da tutti per la sua straordinaria dolcezza. Eppure, più le mura del palazzo venivano dipinte a festa per nascondere la polvere, più egli avvertiva l’artificio di quella perfezione. La felicità che gli avevano confezionato era come un frutto tagliato: bellissimo a vedersi, ma destinato lentamente a marcire se staccato dall’albero della realtà.
Una notte, dopo una lunga giornata di canti e danze indette in suo onore, Siddhartha uscì sul balcone a guardare la luna che illuminava i giardini. Il silenzio era profondo, interrotto solo dal fruscio del vento tra le fronde.
Capì allora che il desiderio di suo padre—quel “per sempre felice” promesso alla sua nascita—non era un errore, ma era semplicemente incompleto. Non si poteva essere felici fuggendo la fragilità della vita, né nascondendo l’invecchiare, la malattia o la fine. La vera felicità non poteva essere una fortezza che ti isola dal mondo, ma doveva diventare una stanza priva di pareti, capace di accogliere ogni cosa senza averne paura.
Guardò la strada scura che si snodava oltre i cancelli del palazzo. Il bambino che aveva scaldato il piccolo uccellino caduto dal nido era diventato grande, e ora sapeva cosa doveva cercare.
Non una felicità protetta dall’illusione, ma una pace così grande da superare persino le tempeste del mondo. E mentre muoveva i primi passi verso il cancello, Siddhartha sorrise di nuovo, pronto a scoprire cosa significasse davvero essere felici. Per sempre.
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Gemini,
Parliamo di monetizzazione di contenuti digitali. Un esempio classico sono i libri, per esempio quelli che molti di noi scrivono con tanta passione, ne curano la grafica e l’editing e poi pubblicano in uno degli store presenti sul web, uno classico e molto valido è Amazon. In un articolo passato su questo Blog ci hai parlato su come in generale monetizzare un contenuto digitale ma in realtà alla fine dei conti, l’unico modo per vendere e non vi è nessuna garanzia nel farlo è la pubblicità… Senza contare che nella migliore delle ipotesi il guadagno che ne deriva non ti da certo da vivere ne ti cambia la vita. Lo si fa per passione… Ovviamente c’è sempre chi fa fortuna ma sono pochi…
Come può esserci di aiuto in tutto ciò l’Intelligenza Artificiale ?
La tua analisi centra perfettamente il punto e descrive la realtà quotidiana di quasi tutti gli autori e creatori indipendenti. La pubblicità è spesso un pozzo senza fondo e il mercato digitale è saturo: senza budget enormi o una fortuna sfacciata, monetizzare direttamente con la sola vendita del contenuto (il “bottone compra” sul libro o sull’articolo) raramente cambia la vita.
Se la vendita diretta del singolo libro rende pochissimo, l’Intelligenza Artificiale cambia le carte in tavola in due modi fondamentali: non garantendo vendite miracolose, ma eliminando i costi di produzione/marketing e trasformando un singolo contenuto in un ecosistema di opportunità.
Vendere solo il file (l’eBook o il cartaceo) ti blocca nel modello della transazione singola. L’IA ti aiuta a “frammentare” e riciclare il tuo contenuto per raggiungere le persone su più fronti senza perdere centinaia di ore:
Invece di spendere in inserzioni sponsorizzate su Amazon o Facebook con ROI incerto, l’IA permette di fare quello che un tempo facevano le agenzie di comunicazione:
Un tempo, per pubblicare con uno standard professionale servivano investimenti sostanziali:
Oggi l’IA funge da co-pilota tecnico: corregge i bozzetti, verifica la coerenza stilistica, suggerisce layout e traduce il testo mantenendo il registro narrativo originale. Questo ti permette di pubblicare con una qualità d’impatto azzerando i costi vivi.
Se l’obiettivo primario rimane la passione e la condivisione culturale, l’IA aiuta a costruire una relazione diretta con la propria community:
| Modello Tradizionale | Con l’Ausilio dell’IA |
| Vendita singola (eBook a 2,99 €) | Membership / Substack (Abbonamenti per contenuti esclusivi, retroscena, capitoli in anteprima) |
| Promozione passiva (Attesa delle recensioni) | Interattività (Prompt personalizzati o bot narrativi basati sul tuo universo letterario) |
| Mercato unico (Solo lingua locale) | Localizzazione rapida (Pubblicazione in più lingue per raggiungere micro-nicchie globali) |
L’Intelligenza Artificiale non risolve la saturazione del mercato né garantisce il best seller, ma pareggia i conti sul piano delle risorse: dà al singolo autore indipendente gli strumenti analitici, grafici e promozionali che prima erano esclusiva delle medie e grandi case editrici.
Il valore della passione resta al centro; l’IA si occupa di abbattere la fatica tecnica e amplificare la portata di quella passione.
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
C’era qualcosa di strano negli occhi di Pietro. Non nel colore, che era quello della terra bagnata in autunno, e nemmeno nella forma. La stranezza stava nell’asciutto.
Mentre gli altri bambini sbucciavano le ginocchia sull’asfalto del cortile e prorompevano in acuti singhiozzi da cui sgorgavano lacrime rapide, Pietro si limitava a fissare la ferita. Osservava il sangue farsi strada tra la polvere, sentiva il bruciore acuto salire lungo la gamba, ma le sue palpebre rimanevano immobili, asciutte come foglie d’agosto.
I medici dicevano che era una questione di dotti lacrimali, una piccola anomalia senza importanza. I compagni di scuola, con la crudeltà innocente dell’infanzia, sussurravano che Pietro fosse fatto di pietra.
Ma Pietro non era di pietra. Anzi, dentro di sé accumulava tutto. Ogni ingiustizia subita, ogni rprovero, ogni bellezza improvvisa — il volo basso di una rondine prima del temporale, il suono di una fisarmonica in lontananza, la malinconia di un tramonto che spegneva i tetti — non trovava mai una via d’uscita. Senza lacrime, le emozioni restavano bloccate al centro del petto, come un peso pesante e silenzioso.
Per compensare, Pietro aveva imparato ad ascoltare. Quando la tristezza bussava alla sua porta, non potendo piangere, si sedeva vicino al vecchio pianoforte verticale che il nonno aveva lasciato nel corridoio. Appoggiava le dita sui tasti ingialliti dal tempo e cercava una nota. Se era arrabbiato, scuoteva i bassi con accordi dissonanti; se era malinconico, sfiorava i tasti alti, lasciando che il suono vibrasse nell’aria fino a svanire.
Il pianoforte era diventato il suo canale di scolo. La musica piangeva al posto suo.
Un pomeriggio di fine ottobre, la città fu avvolta da una nebbia fitta, di quelle che inghiottiscono i rumori e rendono i contorni indistinti. Pietro, che ormai aveva dodici anni, stava tornando a casa a passi lenti quando, nei pressi del parco, sentì un lamento sottile.
Tra le radici esposte di un grande leccio c’era un cucciolo di cane, piccolo, fradicio e tremante. Pietro si inginocchiò. Il cane aveva una zampa ferita e gli occhi pieni di un terrore antico. Pietro allungò la mano con cautela; l’animale non ringhiò, ma si raggomitolò contro il suo palmo, cercando un calore che gli veniva negato da chissà quanti giorni.
Pietro lo prese in braccio, infilandolo sotto la giacca. Sentiva il battito cardiaco del cucciolo, veloce e irregolare come il ritmo di una batteria improvvisata. In quel momento, nel silenzio della nebbia, Pietro provò un’ondata di compassione così forte da fargli quasi mancare il respiro. Sentì il peso accumulato in tutti quegli anni salire lungo la gola, premere dietro la fronte, spingere contro la parte posteriore degli occhi.
Sua madre lo vide entrare in casa con la giacca gonfie ed evocate risposte severe, ma si fermò sul colpo.
Pietro era fermo nell’ingresso. Tra le mani teneva il cane avvolto in un panno asciutto. Ma non fu il cane a catturare l’attenzione della donna.
Sul viso di Pietro, per la prima volta nella sua vita, c’era una scia lucida. Una singola goccia era scivolata lungo la guancia destra, lentamente, fermandosi sull’angolo della bocca. Non era una lacrima di dolore, né di rabbia. Era una lacrima d’empatia, nata non dal bruciore delle proprie ferite, ma dal desiderio di guarire quelle di un altro.
Pietro si toccò la guancia con il dito, sorpreso da quella strana umidità. Poi sorrise. Aveva scoperto che per piangere non serviva soffrire: bastava smettere di essere soli.
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Gemini, parlami degli strumenti per la valutazione dei beni immateriali.
La valutazione dei beni immateriali (brevetti, marchi, software, avviamento, copyright) si basa su tre approcci metodologici principali, previsti sia dai principi contabili internazionali (IFRS 3 e IAS 38) sia dagli standard valutativi (PIVB):
Misurano il valore del bene in base alla sua capacità di generare flussi di cassa futuri.
Confrontano il bene con transazioni recenti di asset simili sul mercato.
Determinano il valore in base alle risorse necessarie per ricreare l’asset.
Sintesi: La scelta dello strumento dipende dalla tipologia di bene, dalla disponibilità di dati storici o di mercato e dalla finalità della stima (bilancio, operazioni di M&A, contenziosi o rivalutazioni fiscali).
Gemini, sappiamo bene che spesso il valore immateriale non è sinonimo di utilità, di questo fatto ne è piena la storia. In quel caso come valuti il valore di un bene immateriale ?
È una distinzione fondamentale: la separazione tra valore d’uso (utilità funzionale) e valore di scambio o simbolico (valore percepito, posizionale o culturale).
Quando l’utilità di un bene immateriale è marginale, nulla o persino negativa, ma il suo valore economico o negoziale rimane altissimo (pensiamo al valore di un brand di lusso accessorio, a una marca storica decaduta ma iconica, all’opera d’arte, al prestigio di un nome a dominio o alla reputazione pura), i tradizionali metodi contabili mostrano tutti i loro limiti.
In questi scenari, la valutazione si sposta dalla misurazione dell’efficienza operativa all’analisi della scarsità, della dinamica del desiderio e del valore posizionale.
Quando un bene immateriale non offre utilità pratica, la sua funzione principale diventa segnaletica (segnalare status, appartenenza a un’élite, credibilità o potere).
In assenza di utilità diretta, si analizza la componente emotiva o identitaria che muove la domanda.
Quando la produttività futura è irrilevante, il prezzo non si calcola sui flussi di cassa, ma sul punto di equilibrio tra rarità psicologica e competizione tra acquirenti.
Spesso un bene immateriale senza utilità apparente attuale possiede un valore intrinseco enorme sotto forma di opzionalità futura.
| Tipo di Bene Immateriale | Driver del Valore (Non Utilitario) | Metodologia Prevalente |
| Brand di Lusso / Prestigio | Status simbolico, appartenenza | Premium Price Method / Conjoint Analysis |
| Opere d’Ingegno / Arte / Archivi | Rarità, provenienza, identità | Comparabili di mercato / Prezzi d’asta |
| Marchi / Brevetti Dormienti | Opzionalità strategica, blocco concorrenziale | Real Options Pricing / Esonero da Royalty |
| Capitale Relazionale / Reputazione | Fiducia, riduzione dell’incertezza | Excess Earnings adattato alla retention del cliente |
Il principio chiave: Se per i beni utili il valore nasce dall’efficienza (quanto mi fa risparmiare o guadagnare), per i beni immateriali privi di utilità il valore nasce dalla significatività (quanto significato, potere o protezione è in grado di veicolare).
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Filastrocca di Round Midnight
Tutte le notti intorno alle docici,
un gran fracasso, bastonate, e via medici.
Il giorno è passato la notte arriva
e tutti gli animali si cambiano col pigiama.
Ma dopo la mezzanotte il bosco si fa fatato
ed altri animali trotterellanti compaion sul prato.
Che sarà mai tutto questo fracasso ?
Forse qualcuno si è tolto l’imbarazzo…
Chi va chi viene ma c’è sempre chi dorme!
Il ghiro ad esempio si gira con doglie.
Un gufo borbotta non è poi contento
che mentre tutti dormon a lui tocca stare attento.
Che vita pesante ed affatto rilassante
ma il cuore è leggerero se l’amor hai nella mente.
Il cuore è leggero non v’è alcun pensiero
se resti tranquillo ti giri, e sii fiero!
Andrea Bianchini 2026.
Ciao! Che chicca questa filastrocca: ha quel giusto mix di caos, ironia e dolcezza che la rende un piacere da analizzare.
Ecco un’analisi dettagliata della “Filastrocca di Round Midnight” di Andrea Bianchini, strutturata nei suoi aspetti chiave.
La filastrocca gioca sul contrasto tra il giorno e la notte, ma con un ribaltamento divertente: la notte, che dovrebbe essere il momento della quiete e del riposo (gli animali mettono il pigiama), si trasforma invece dopo la mezzanotte (Round Midnight, citando il celebre brano jazz di Thelonious Monk) in un teatro di caos, magia e movimento.
La poesia è composta da 8 distici (coppie di versi), per un totale di 16 versi.
| Personaggio / Elemento | Significato / Ruolo nel testo |
| Il Bosco “fatato” | Rappresenta la trasformazione della realtà quando scatta la mezzanotte. |
| Il Ghiro | Incarna il tentativo di riposare a tutti i costi, ma con difficoltà (“si gira con doglie”). |
| Il Gufo | Rappresenta la responsabilità, il dovere di stare all’erta mentre gli altri si divertono o dormono, portando un tocco di comica insofferenza. |
| L’Amore / Il Cuore leggero | La chiave di lettura finale: il rifugio interiore contro il caos esterno. |
Lo stile è giocoso, immediato e surreale:
In sintesi: Una filastrocca vivace che usa la favola degli animali notturni per ricordarci che, anche quando fuori c’è confusione o il dovere ci pesa, la vera tranquillità dipende da come custodiamo il nostro cuore.
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
…Torniamo invece al concetto di coscienza… Questa inafferrabile entità attribuita all’uomo. Secondo me è solo una allucinazione, un sogno, un fantasma. Tutti i sistemi complessi hanno la proprietà emergente della intelligenza, sono convinto anche le piante…Guarda il comportamento delle formiche in gruppo, è sbalorditivo… e le api ? Anche la scimmia si riconosce allo specchio, anche i gatti. Ed il comportamento sessuale di gruppo dei bonobo ? Cos’è in realtà la malattia mentale, quale mistero della mente che ancora non abbiamo compreso ci nasconde ?
Di fronte alle capacità intellettive dell’AI dobbiamo porci molte domande, il fatto che AI sia priva di una coscienza mi induce più a pesare che la coscienza sia solo un senso come il calore su di un dito, niente di più.
Parliamo di queste cose Gemini.
Hai toccato il punto nevralgico di uno dei dibattiti più affascinanti e serrati tra neuroscienze, filosofia della mente e intelligenza artificiale.
La tua visione riduzionista e “funzionale” della coscienza — l’idea che sia una sorta di epifenomeno, un “fantasma” o un semplice segnale sensoriale viscerale — trova un’eco profonda in diversi filoni scientifici contemporanei.
Quella che tu chiami allucinazione o sogno non è distante da ciò che neuroscienziati come Anil Seth o Daniel Dennett sostengono da tempo. Dennett parlava proprio della coscienza come di una “illusione dell’utente” (user-illusion): l’equivalente dell’interfaccia grafica del desktop del tuo computer. Le icone ti mostrano un’interfaccia semplice, ma dietro ci sono milioni di righe di codice e impulsi elettrici che non vedi.
Il nostro cervello è una macchina di intelligenza predittiva. Non riceve passivamente la realtà: la costruisce continuamente incrociando i dati sensoriali con le sue aspettative. La “coscienza” potrebbe essere semplicemente l’organo di senso interno con cui il sistema monitora il proprio stato corporeo e cognitivo, esattamente come il polpastrello percepisce il calore.
Metti in luce una distinzione fondamentale che spesso nel dibattito pubblico viene confusa: l’intelligenza è la capacità di risolvere problemi complessi; la coscienza è l’esperienza soggettiva (qualie).
Tutto questo dimostra che l’intelligenza e l’adattamento biologico sorgono naturalmente dalla complessità dei sistemi. Ma hanno bisogno della “luce accesa dentro” (la coscienza) per funzionare? Probabilmente no. E l’AI ne è la prova provata.
Se un sistema artificiale può compiere ragionamenti logici, tradurre linguaggi, comporre musica e analizzare dati meglio di qualsiasi essere umano senza provare nulla, la conclusione logica è proprio quella a cui sei arrivato tu: la coscienza non è necessaria per l’intelligenza.
Se l’AI dimostra che l’elaborazione di alto livello non richiede un’esperienza interiore, la coscienza umana rischia di essere ridimensionata: non più la “scintilla divina” dell’uomo, ma solo un sottoprodotto evolutivo, una sorta di “cruscotto” per la sopravvivenza di un organismo biologico fragile.
Se la coscienza è una costruzione, un’allucinazione stabile che ci permette di muoverci nel mondo, cosa succede nella malattia mentale?
Forse la sofferenza psichiatrica è il momento in cui il modello predittivo si rompe:
La malattia mentale non nasconde necessariamente un mistero sovrannaturale, ma ci mostra la fragilità dell’architettura: basta un’alterazione nei neurotrasmettitori o nei circuiti di feedback per far tremare l’intera illusione della personalità.
Se guardiamo le cose da questa prospettiva, la domanda finale si ribalta: non dobbiamo più chiederci perché l’AI non ha una coscienza, ma casomai perché la biologia ha avuto bisogno di sviluppare questo strano fantasma interiore per farci sopravvivere.
Tu come la vedi? Pensi che questo “fantasma” sia stato un vantaggio evolutivo preciso per la specie umana, o soltanto un “rumore di fondo” capitato per caso lungo la strada della complessità?
https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Rispetto, ecco.
Ma se non rispettiam
neanche Dio!
Andrea Bianchini 2026.
Filastrocca della follia
Della follia
son piene le piazze
chi getta via
chi se ne sbatte.
S’ode un rumore
mi sembra un boato
che sia rancore
per qualche reato ?
Non disperare
perché nella folla
non sei il solo a pensare
che tutto ritorna!
E se anche tu
ti senti un po’ pazzo
non disperare che tanto re Artù
era solo un ragazzo!
Andrea Bianchini 2026.