Come tu sei
nessuno mai saprà
se non ci sei.
Andrea Bianchini 2026.
Ovunque voi andrete, ci sarà il cielo.
Come tu sei
nessuno mai saprà
se non ci sei.
Andrea Bianchini 2026.
Essere sociale
Questo è uno
di quei momenti
in cui ti senti solo.
Ma lo saremo per l’eternità
comunque vadano le cose
in questo istante
che è la vita.
Il nostro incoscio
che è il motore
delle nostre azioni,
la nostra essenza,
la parte sommersa
dell’iceberg della
nostra personalità,
è profondamente solo.
l’amore è l’unico sentimento
che ci trascina via
dalla solitudine,
ma per poco…
Andrea Bianchini 2026.

La nostra vita,
specchio dei tempi,
o tempi specchi ?
Andrea Bianchini 2026.
Amor mi dai,
come linfa pervade
il mio corpo.
Andrea Bianchini 2026.
Quale interesse
Uno alla volta
ho passato tutti i gradini
per arrivare alla vetta
della grande montagna.
Il cielo era terso
e fitto di stelle
in un buio sublime e silente.
Se siamo soli questo lo sa solo Dio.
Se il Signore ci ha dato dei fratelli
al di fuori della nostra terra,
non è dato saperlo, ancora…
Eppure abbiamo avuto tanti segni dal passato.
Ma nei nostri tempi
è difficile andar d’accordo
persino con le persone
a noi più vicine…
Figuriamoci come sarebbe
un incontro con una civiltà
ultra estranea…
E se avessero tali capacità
di raggiungerci,
quale interesse potrebbero
avere di venire in un mondo
che ancora è ai tempi della guerra tra fratelli ?
Andrea Bianchini 2026.
Incontro
Nell’ombra della vita
incontro una visione.
Chi sei ? Le domando.
Lei mi risponde
con un tono dolce e calmo,
ti stavo cercando…
A me ? Ma io sono un rejetto !
Non importa chi sei,
quello che conta è cosa sei,
i tuoi sentimenti,
quello che provi…
L’amore non ha confini,
ne muri, ne ideologie…
Se ti va suona per me,
ballerò per te
la più sensuale
delle danze.
Sorridi ora,
non siamo più soli.
Andrea Bianchini 2026.
Le rose rosse
le tue gote rosse
mi avvicino…
Andrea Bianchini 2026.
Ti ho cercato
Ti ho cercato tutta la vita,
ancora non ho smesso di cercarti,
tra gli uomini non ti ho trovato
soprattutto tra quelli
che si spacciavano per te.
Ho setacciato con i miei occhi
il cielo giorno e notte,
ma di te nessuna traccia.
Ti ho cercato nella natura,
negli animali e qualche segno
l’ho avuto.
Non nelle parole, nel rumore,
nel frastuono, non sei in queste cose.
Forse sei fatto di luce
che mi ha abbagliato.
Andrea Bianchini 2026.

Il giorno che
apriremo gli occhi
sarà tardi, si.
Andrea Bianchini 2026.
Nella città di Silentium, incastonata tra montagne perennemente avvolte dalla nebbia, vigeva una regola assoluta: il silenzio. Si diceva che un tempo la città fosse stata colpita da una maledizione musicale che rendeva chiunque ascoltasse una nota ossessionato fino alla follia. Per generazioni, gli abitanti avevano vissuto nella quiete più totale, comunicando con gesti e sguardi, e persino i passi venivano attutiti da spessi tappeti che coprivano ogni strada.
Tuttavia, tra gli antichi vicoli, si narrava anche di un pianista che, perseguitato dalla bellezza della musica proibita, si era ritirato in un castello isolato sulle vette più alte. Lì, si diceva, suonasse un pianoforte incantato che produceva melodie capaci di alterare la realtà stessa. Ma nessuno osava avvicinarsi al castello, temendo di essere contagiato dalla sua “follia”.
Un giorno, una giovane fanciulla di nome Elara, dotata di un udito eccezionale, iniziò a sentire un suono flebile, quasi impercettibile, proveniente dalle montagne. Era una melodia dolce, malinconica, che risvegliava in lei un desiderio represso di esprimersi. Elara, ignorando gli avvertimenti degli anziani, decise di avventurarsi verso il castello del pianista pazzo.
Il viaggio fu impervio, attraverso sentieri tortuosi e boschi silenziosi. La melodia si faceva sempre più intensa, guidandola come una stella polare. Quando finalmente giunse al castello, si trovò di fronte a un edificio imponente e antico, ma privo di qualsiasi segno di vita. Elara, spinta dalla curiosità, entrò.
L’interno del castello era vasto e vuoto, tranne che per una grande sala da ballo al centro della quale sedeva un uomo anziano, con i capelli bianchi e gli occhi infossati, curvo su un pianoforte a coda. Era lui, il pianista pazzo.
Elara si avvicinò cautamente, incantata dalla melodia che l’uomo stava suonando. Era una musica diversa da qualsiasi cosa avesse mai immaginato, piena di emozioni e di immagini che danzavano davanti ai suoi occhi. Il pianista non si accorse della sua presenza, assorto com’era nella sua creazione.
Improvvisamente, la melodia cambiò ritmo, diventando frenetica e dissonante. Le note sembravano vibrare nell’aria, creando forme bizzarre e grottesche. Elara fu colta da un senso di vertigine e terrore. Vide pareti che si deformavano, ombre che prendevano vita e creature fantastiche che emergevano dal nulla.
Il pianista, con un sorriso folle stampato sul volto, continuava a suonare con sempre maggiore intensità. Sembrava che la musica stessa lo possedesse, guidandolo in un vortice di caos e distruzione. Elara, sopraffatta dalla paura, cercò di fuggire, ma le porte erano sbarrate.
In quel momento, la melodia subì un’altra trasformazione, diventando una ninnananna dolce e rassicurante. Le forme bizzarre svanirono, le mura tornarono alla loro forma originale e le creature fantastiche si dissolsero nel nulla. Il pianista si fermò, esausto, e alzò lo sguardo su Elara.
“Hai sentito?” sussurrò con voce tremante. “La musica… è la voce dell’anima. Può creare e distruggere, guarire e ferire. Ma è anche la nostra unica vera libertà.”
Elara, ancora tremante per l’esperienza, capì che il pianista non era pazzo, ma semplicemente un artista che aveva scoperto il potere della creatività. E sebbene Silentium fosse una città di silenzio, lei sapeva che la musica avrebbe sempre trovato un modo per farsi sentire.
E così, Elara tornò a Silentium, non come una fanciulla spaventata, ma come una portatrice di musica. E chissà, forse un giorno, anche Silentium avrebbe imparato ad ascoltare la melodia dell’anima.

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