Il signor John sedeva sulla sua solita panchina al parco, osservando il viavai della città che, quel mattino, sembrava aver fretta di dimenticarlo. Aveva indossato il suo abito migliore, quello grigio fumo con i bottoni d’ottone, convinto che per far parte del mondo bastasse presentarsi con ordine.
Eppure, ogni suo tentativo di interazione veniva respinto con gelida efficienza. Al caffè, il cameriere aveva servito tre persone arrivate dopo di lui, lasciando il suo baccano interiore inascoltato. Alla biblioteca comunale, l’impiegata aveva scosso la testa senza alzare lo sguardo: il suo tesserino, seppur rinnovato, risultava “non conforme ai nuovi standard digitali”. Persino il vecchio barbiere, che di solito lo accoglieva con un cenno, aveva esposto il cartello Chiuso per cambio gestione proprio mentre lui poggiava la mano sulla maniglia.
La società si era mossa in avanti, rapida e invisibile, cambiando le parole d’ordine e i codici d’accesso senza lasciargli un biglietto di istruzioni.
Il signor John si strinse nelle spalle, raddrizzò la schiena e decise che, se la società non lo voleva, avrebbe semplicemente fondato una repubblica indipendente nel perimetro del suo salotto. Almeno lì, il tè veniva servito sempre al momento giusto.

https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.