Il lato oscuro dell’Uccello-Grillo
All’inizio, a Vallepiatta, tutti avevano riso. Quando l’Uccello-Grillo aveva preso di mira il Sindaco e le sue delibere strampalate, la piazza lo aveva eletto a paladino del popolo. Ma il problema delle creature che parlano senza filtri è che, spesso, non hanno una bussola morale. Hanno solo un pubblico da compiacere.
Ben presto, l’animale capì che per ricevere attenzione non serviva scovare faticosi segreti d’ufficio. Bastava solleticare la pancia della piazza, l’istinto più basso della folla: la paura e lo scherno verso il diverso.
Il frinire della creatura cambiò tono. Diventò stridulo, velenoso.
La strategia del fango
Un pomeriggio, mentre Marco e Alessandro passeggiavano mano nella mano lungo il viale del parco, l’Uccello-Grillo balzò su un lampione.
«Cric-crac! Guarda i due galli senza pollaio, che bel guaio! Cric-crac!»
Pochi giorni dopo, quando Luna – una ragazza trans del quartiere – passò davanti al bar per andare al lavoro, l’animale sbatte l’esoscheletro contro il tronco e gracchiò una filastrocca crudele sul suo aspetto, riducendo la sua identità a una barzelletta da osteria.
E non si fermò lì. Preso dal delirio di onnipotenza, l’Uccello-Grillo cominciò a prendere di mira chiunque non rientrasse in una rigida “normalità”: ironizzò sulla carrozzina di un anziano ex operaio, imitò la balbuzie del figlio del fornaio, trasformò le fragilità di Vallepiatta nel suo repertorio quotidiano.
La cosa più spaventosa? Una parte della città smise di indignarsi e cominciò a ridere. Il pregiudizio, se cantato da una creatura bizzarra, sembrava quasi sdoganato. “Dice solo quello che pensano tutti”, sussurrava qualcuno nei vicoli.
La reazione del Potere Locale
Il Sindaco Del Gesso, che era un vecchio volpone della politica, capì immediatamente la situazione. Da uomo di potere, sapeva che non c’era strumento migliore delle divisioni sociali per distrarre i cittadini dai veri problemi (come le tasse alte e i servizi inefficienti).
Invece di mandare i vigili con i retini, il Comune cambiò strategia: lo tollerò, anzi, lo protesse.
Finché l’Uccello-Grillo bersagliava i gay, le persone trans o i disabili, la folla era troppo impegnata a ridere e a discriminare per accorgersi che il Sindaco stava approvando il famoso parcheggio privato nel parco. Il potere locale usò la viltà del grillo come uno scudo fumogeno. Quando l’opposizione chiedeva conto delle discriminazioni in città, il Sindaco si stringeva nelle spalle: «È solo la natura, c’è libertà di espressione!».
L’Uccello-Grillo era diventato, senza nemmeno rendersene conto, lo strumento più efficace del potere locale: il giullare distruttivo che manteneva lo status quo.
Il risveglio della comunità
La svolta non arrivò dalle istituzioni, ma da chi aveva subito il fango.
Luna, Marco, Alessandro, l’anziano operaio e le loro famiglie decisero che il silenzio non era più un’opzione. Non chiesero l’aiuto del Comune – sapevano che era complice – ma si organizzarono. Una mattina, si presentarono sotto il grande platano. Non portavano reti, fionde o violenza. Portavano dei grandi cartelli bianchi con scritti i loro nomi, le loro storie e i loro volti.
Quando l’Uccello-Grillo si affacciò sul ramo, pronto a lanciare il solito insulto in rima per far ridere i passanti, trovò una barriera di dignità. Provò a gracchiare: «Cric-crac! Guarda la sfilata dei…»
Ma Luna lo interruppe, parlando con un megafono: «Gridi pure, ma le tue piume verdi non nascondono il fatto che sei solo un codardo. Te la prendi con noi perché non puoi colpire chi sta in alto. Sei il megafono di chi ci vuole deboli».
I passanti si fermarono. Il contrasto era evidente: da una parte persone reali, con le loro fatiche e la loro umanità; dall’altra un ibrido grottesco che sputava veleno per elemosinare un briciolo di attenzione. La risata della piazza si spense, sostituita da un freddo imbarazzo. Anche chi prima rideva, quel giorno provò vergogna.
L’epilogo
Privato del carburante della complicità popolare, l’Uccello-Grillo perse la sua forza. Senza nessuno che ridesse alle sue battute, il suo frinire divenne un rumore molesto e solitario. Il potere locale, vedendo che l’animale non serviva più a distrarre la massa, gli girò le spalle dall’oggi al domani.
Rimasto solo sul platano spoglio, l’Uccello-Grillo capì che Vallepiatta era diventata troppo matura per i suoi insulti. Spiegò le ali chinate e volò via, scomparendo all’orizzonte, in cerca di qualche altro paese abbastanza arretrato da scambiare la cattiveria per libertà.

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