Oltre il Velo

Oltre il Velo

Per la medicina e per la gente del quartiere, la diagnosi era sempre stata semplice, pulita, archiviabile sotto una comoda etichetta clinica: schizofrenia. Ma le etichette sono il modo con cui il mondo recinta ciò che non riesce a misurare.

Jack non vedeva ombre deformi né sentiva voci minacciose. La sua non era una mente spezzata, né una gabbia di allucinazioni. Semplicemente, fin da bambino, Jack percepiva una frequenza diversa. Sovrapposta al grigio d’asfalto, al traffico sferzante e alla fretta velenosa degli uomini, per lui esisteva un’altra dimensione. Era una trama di luce soffusa, di geometrie invisibili e di un silenzio antico, un velo leggero che si stendeva sopra le cose terrene.

Crescendo, Jack aveva imparato il valore del dissimulare. Sapeva che parlare di quella dimensione avrebbe attirato solo sguardi pietosi o siringhe di sedativo. Ma dentro di sé, nella quiete delle sue notti, aveva compreso la verità: quello non era un disturbo. Era un dono d’amore, una grazia discreta che lo manteneva al sicuro dalla meschinità, dalla calunnia e dal rumore sordo del mondo umano. Un santuario privato in cui la cattiveria non poteva trovar varco.

Tuttavia, vivere su due piani di realtà può essere incredibilmente solitario. O almeno, così sarebbe stato se Jack fosse stato solo con gli uomini.

Ma non lo era.

Gli unici veri compagni della sua vita erano gli animali. Con loro non servivano parole, né finzioni. Un cane randagio, diffidente e incattivito dalle percosse, al solo vederlo camminare sul marciapiede si fermava, inclinava la testa ed eguagliava il passo. I gatti dei tetti scendevano dai cornicioni per coricarsi ai suoi piedi; perfino i passeri nei parchi si posavano sulle sue spalle senza il minimo fremito di paura.

Chissà perché…? si chiedevano i pochi che lo osservavano da lontano, attribuendo quel fenomeno a una strana e inspiegabile dote da incantatore.

La risposta era immensamente più semplice. Gli animali non vivono di concetti, di giudizi o di costrutti sociali; essi percepiscono la pura vibrazione dell’esistenza. E la vibrazione che Jack emanava non apparteneva alla griglia tesa e aggressiva di questa terra, ma alla frequenza pura e incontaminata dell’altra dimensione. Gli animali vedevano la luce invisibile che lo avvolgeva, riconoscevano in lui un’assenza totale di inganno, un’oasi di pace priva di predazione. Per loro, stare accanto a Jack era come abbeverarsi a una fonte incolpevole.

Così Jack continuò a camminare nel mondo degli uomini senza davvero appartenergli, custode di un segreto luminoso. Fuori, il rumore delle ambizioni e delle piccole bassezze quotidiane; dentro, e tutt’attorno a lui, il respiro calmo di una reame invisibile, scortato dai suoi fedeli, silenziosi compagni di viaggio.

https://gemini.google.com/app
Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.