Il giorno che
apriremo gli occhi
sarà tardi, si.
Andrea Bianchini 2026.
Ovunque voi andrete, ci sarà il cielo.
Il giorno che
apriremo gli occhi
sarà tardi, si.
Andrea Bianchini 2026.
Nella città di Silentium, incastonata tra montagne perennemente avvolte dalla nebbia, vigeva una regola assoluta: il silenzio. Si diceva che un tempo la città fosse stata colpita da una maledizione musicale che rendeva chiunque ascoltasse una nota ossessionato fino alla follia. Per generazioni, gli abitanti avevano vissuto nella quiete più totale, comunicando con gesti e sguardi, e persino i passi venivano attutiti da spessi tappeti che coprivano ogni strada.
Tuttavia, tra gli antichi vicoli, si narrava anche di un pianista che, perseguitato dalla bellezza della musica proibita, si era ritirato in un castello isolato sulle vette più alte. Lì, si diceva, suonasse un pianoforte incantato che produceva melodie capaci di alterare la realtà stessa. Ma nessuno osava avvicinarsi al castello, temendo di essere contagiato dalla sua “follia”.
Un giorno, una giovane fanciulla di nome Elara, dotata di un udito eccezionale, iniziò a sentire un suono flebile, quasi impercettibile, proveniente dalle montagne. Era una melodia dolce, malinconica, che risvegliava in lei un desiderio represso di esprimersi. Elara, ignorando gli avvertimenti degli anziani, decise di avventurarsi verso il castello del pianista pazzo.
Il viaggio fu impervio, attraverso sentieri tortuosi e boschi silenziosi. La melodia si faceva sempre più intensa, guidandola come una stella polare. Quando finalmente giunse al castello, si trovò di fronte a un edificio imponente e antico, ma privo di qualsiasi segno di vita. Elara, spinta dalla curiosità, entrò.
L’interno del castello era vasto e vuoto, tranne che per una grande sala da ballo al centro della quale sedeva un uomo anziano, con i capelli bianchi e gli occhi infossati, curvo su un pianoforte a coda. Era lui, il pianista pazzo.
Elara si avvicinò cautamente, incantata dalla melodia che l’uomo stava suonando. Era una musica diversa da qualsiasi cosa avesse mai immaginato, piena di emozioni e di immagini che danzavano davanti ai suoi occhi. Il pianista non si accorse della sua presenza, assorto com’era nella sua creazione.
Improvvisamente, la melodia cambiò ritmo, diventando frenetica e dissonante. Le note sembravano vibrare nell’aria, creando forme bizzarre e grottesche. Elara fu colta da un senso di vertigine e terrore. Vide pareti che si deformavano, ombre che prendevano vita e creature fantastiche che emergevano dal nulla.
Il pianista, con un sorriso folle stampato sul volto, continuava a suonare con sempre maggiore intensità. Sembrava che la musica stessa lo possedesse, guidandolo in un vortice di caos e distruzione. Elara, sopraffatta dalla paura, cercò di fuggire, ma le porte erano sbarrate.
In quel momento, la melodia subì un’altra trasformazione, diventando una ninnananna dolce e rassicurante. Le forme bizzarre svanirono, le mura tornarono alla loro forma originale e le creature fantastiche si dissolsero nel nulla. Il pianista si fermò, esausto, e alzò lo sguardo su Elara.
“Hai sentito?” sussurrò con voce tremante. “La musica… è la voce dell’anima. Può creare e distruggere, guarire e ferire. Ma è anche la nostra unica vera libertà.”
Elara, ancora tremante per l’esperienza, capì che il pianista non era pazzo, ma semplicemente un artista che aveva scoperto il potere della creatività. E sebbene Silentium fosse una città di silenzio, lei sapeva che la musica avrebbe sempre trovato un modo per farsi sentire.
E così, Elara tornò a Silentium, non come una fanciulla spaventata, ma come una portatrice di musica. E chissà, forse un giorno, anche Silentium avrebbe imparato ad ascoltare la melodia dell’anima.

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Gemini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Catch this dream
Piange la linfa
l’arbusto nella sua ferita.
Ho visto il mio sogno
farsi vivo lentamente,
ma non era un sogno
di speranza, gioia,
ma di oblio,
dei nostri desideri,
del nostro futuro.
Le civiltà,
come la vita di un uomo,
invecchiano,
e quando i giovani,
che sono il futuro
si ammalano come vecchi,
questo è il segno,
che qualcosa non va.
Il futuro lentamente
svanisce all’orizzonte
sul bagliore del sole
che muore al tramonto.
Andrea Bianchini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Il giardino della villa era un tappeto di erba inglese, perfetto e immobile. Al centro, come una macchia d’inchiostro su un velluto verde, stava Shadow, un piccolo barboncino nero dal pelo lucido e il collare di pelle pregiata. Shadow osservava il mondo oltre la cancellata in ferro battuto con la superiorità di chi non ha mai dovuto lottare per un osso.
Ogni mattina, alla stessa ora, il rituale si ripeteva. Il Vecchio, un barbone con la barba color nuvola e il cappotto tenuto insieme dalla speranza, si avvicinava alle sbarre. Non chiedeva soldi, cercava solo uno sguardo.
«Buongiorno, piccolo principe,» sussurrava l’uomo, allungando una mano nodosa verso Shadow. Il cagnolino scodinzolava con eleganza, un affetto misurato, quasi aristocratico. Dopotutto, come amava ripetere il padrone di Shadow tra un sigaro e l’altro: “Il cane è il miglior amico dell’uomo… del suo padrone!” E Shadow sapeva bene a chi apparteneva la sua fedeltà assoluta, ma quel vecchio gli ispirava una strana, malinconica simpatia.
Un martedì di nebbia, il duo divenne un trio. Un gatto grigio tigrato, magro ma dai movimenti fluidi come mercurio, balzò sul muretto. Non degnò Shadow di uno sguardo, se non per fargli una smorfia che pareva un insulto in felino stretto. Invece, si strusciò con insistenza contro le gambe del barbone, facendo le fusa così forte da sembrare un piccolo motore.
Shadow iniziò a abbaiare furiosamente, irritato da quella sfacciataggine. Ma il gatto, con un balzo fulmineo, iniziò a correre intorno all’uomo, punzecchiando l’aria e poi scappando verso l’altro lato della strada, dove svettava un albero secolare. Era una quercia dalle radici così profonde che sembravano artigli conficcati nel tempo.
Il gatto tornò indietro, soffiò scherzosamente sul muso di Shadow — facendolo ringhiare d’impotenza — e poi guardò il barbone con occhi che brillavano di una luce innaturale. Con un cenno del muso, indicò l’albero.
Il vecchio, guidato dall’insistenza del gatto, attraversò la strada. Shadow guardava, muto, con le zampe premute contro il cancello. Il gatto iniziò a grattare la corteccia della quercia in un punto preciso, dove le venature del legno formavano un cerchio perfetto.
«È lì, vero?» mormorò il barbone.
In quel momento, l’aria attorno all’albero vibrò. Non era più solo legno e foglie; era una porta, uno Stargate silenzioso verso un altrove dove la solitudine non esisteva. Il gatto balzò sulla spalla dell’uomo, strofinando il muso contro la sua guancia, un gesto di puro affetto disinteressato che nessun collare d’oro avrebbe mai potuto comprare.
Il vecchio si voltò un’ultima volta verso la villa. Shadow era lì, solo nel suo giardino perfetto, prigioniero della sua stessa fortuna e della fedeltà al suo padrone.
«Addio, piccolo principe,» disse l’uomo con un sorriso nuovo. «Ora lo so. I’m not alone.»
Mentre il vecchio e il gatto svanivano tra le pieghe della quercia, Shadow rimase a guardare il punto vuoto sulla strada. Il silenzio del giardino tornò a farsi sentire, pesante e dorato. Il cane si accovacciò, sospirando; era il miglior amico del padrone, certo, ma per la prima volta si chiese chi di loro fosse, davvero, dietro le sbarre.

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Trama : Andrea Bianchini 2026.
Sviluppo : Gemini 2026
Andrea Bianchini 2026
Andrea Bianchini 2026.
Andrea Bianchini 2026.
Acquarello
La verde boscaglia
si tinge di sabbia
il caldo vento di pioggia
l’ha portata lì.
Un’esplosione nucleare
sul deserto assetato
ha innalzato colonne
di sabbia ad alta quota.
Piove sabbia radioattiva
sui paradisi del benessere
e della giustizia vera.
Nel futuro
che si è fatto presente.
Andrea Bianchini 2026
