L’intelligenza collettiva

L’intelligenza collettiva

Quante volte ci siamo chiesti, in questo stato chi comanda ? in questo mondo chi comanda ? esiste un organo una persona che detiene localmente o globalmente il comando degli eventi materiali ?

No signori, non esistono poteri forti, si, forse qualcuno può far del male più di qualcun altro, ma, ognuno deve rispondere a qualcuno per le sue azioni.

Sul pianeta esiste tutta una catena di esseri viventi, non esclusi i vegetali, cosa distingue l’essere umano dagli altri esseri viventi ? La parola, l’intelletto.

Cosa ci fa pensare di essere al vertice della piramide dell’intelligenza tra gli esseri della terra ? Non vi sembra un’idea egocentrica e poco realistica ?

Dall’interazione tra le comunicazioni tra esseri viventi emerge un comportamento, così come dalla attività elettrica del cervello emerge a sua insaputa il ragionamento, così dalla interazione delle comunicazioni tra esseri viventi emerge una intelligenza di cui noi non abbiamo percezione ma influenza l’evoluzione e le azioni degli esseri viventi.

Questa è l’intelligenza collettiva.


Tratto dal libro ‘Racconti. Epilogo’

Solo Dio crea

Solo Dio crea

Premetto che questa non è una recensione all’opera del Maestro Giuseppe Aletti, “Da una feritoia osservo parole”. Libro che ho acquistato e letto con grande piacere e curiosità, devo dire un libro sicuramente originale ed interessante.
Quello che ha attirato il mio pensiero è stato il titolo, chissà cosa intende per feritoia il Maestro Giuseppe Aletti… Li per li questo titolo mi ha subito incuriosito e non riuscivo a dargli una collocazione precisa, ne intendo farlo, nel caso sarebbe meglio chiedere al Maestro cosa intende per feritoia. Dopo qualche giorno mi è venuta in mente la feritoia costituita dalla casella di testo in cui possiamo scrivere ciò che vogliamo, presente in alto alla pagina di tutti i motori di ricerca presenti sul web…
Proviamo a pensare quali e quante varietà di parole e frasi, il nostro ipotetico osservatore si vedrebbe scorrere sotto gli occhi ogni giorno… forse miliardi…
Ed immaginiamo quale fonte inesauribile di idee possa risultare una tale osservazione. Ad esempio, realizzando qualche statistica saremmo in grado di capire cosa è che interessa maggiormente alla gente ? quali notizie ? quali prodotti ? quali località ? E via dicendo… Se dessimo in input ad un programma di intelligenza artificiale tutte queste informazioni, sicuramente, come minimo, imparerebbe a parlare. Ed in effetti, il programmino che sta dietro la feritoia di Google ad esempio risponde pure per le rime!
Ed ho anche pensato; quell’uomo che di mestiere legge tutte le poesie dei concorsi, oltre ad arricchirsi spiritualmente, quanti stimoli per scrivere nuove poesie avrebbe ? Il rischio è che leggendo le cose degli altri, poi quando andiamo a scrivere il nostro cervello è saturo di emozioni ed idee indotte, e un po come se la nostra creatività venisse ‘inquinata’. Mi capita spesso di ricevere poesie per email, versi di cui non conosco l’autore, beh, devo dirvi che evito di leggerle… E’ un pò come i post su facebook, alcuni, forse troppi, ci danno fastidio. Ma sono uno stimolo alla nostra creatività. E poi, parlando tempo fa con mio figlio Matteo gli ho detto; ‘Nessuno crea, solo Dio crea, noi, al massimo, rielaboriamo’.

Andrea Bianchini 2023.

Holocaust 2000

Oggi vi vorrei parlare di un film che ho visto da bambino e, ricordo, di essere rimasto molto impressionato dalla sua visione che sconsiglio ai minori. In questo periodo storico in cui si va parlando di guerra nucleare, terza guerra mondiale e apocalisse, mi sembra tornare di attualità questo film profetico del 1977, con Kirk Douglas e la nostra Agostina Belli, musiche di Ennio Morricone.

Per la trama :
https://it.wikipedia.org/wiki/Holocaust_2000


L’istruzione, questa intellettuale un pò viziata.

Non è una novità che nei periodi oscuri della storia, la cultura abbia sempre dovuto lasciare il passo a problemi più ‘pratici’, di ‘necessità imminente’, non facendo altro che accelerare il processo di decadimento delle civiltà. In alcuni periodi, i libri visti come portatori di cultura e libertà e quindi dannosi e pericolosi per i regimi, (ma, ahimè, non solo), venivano bruciati.
Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, è vero che molti libri sono, (ahimè), dannosi ed altri dicono un sacco di stupidaggini, ma un libro, te lo leggi se ne hai la volontà, il desiderio; e nesunno ti obbliga a farlo. Purtroppo l’era di internet ci ha condotto verso notevoli quantità di informazioni ‘fake’, e quindi si è creata una falsa cultura, una anticultura. Come una nazione invasa da banconote false di difficile riconoscimento: tutto perde di valore.

Andrea Bianchini 2023.

L’Era della terza guerra mondiale

Tests lanci missili balistici, esercitazioni test attacchi nucleari, jet che abbattono droni…, minacce, (persino il mio cane mi minaccia…), botte da orbi.
Guerra stampata, guerra sul web, nessuno è più in grado di svolgere il proprio mestiere perchè ritenuto, (date le circostanze), non necessario in questo momento, alla faccia del nostro Caro Console Menemio Agrippa…
E tutto questo, cari Signori, va avanti da un pezzo…
Benvenuti nell’ ‘Era’ della terza guerra mondiale, perchè durerà a lungo, o sarà la fine per tutti…

Dal baratto al denaro

Come noto l’uso del denaro compare dopo parecchio tempo dall’inizio di scambio di beni tra uomini. Inizialmente se io avevo quanlche uova di troppo ed il mio vicino aveva qualche mela di troppo, poteva succedere che ce le scambiassimo alla pari compiendo un baratto. In questo modo il valore della merce non era assoluto ma dipendeva da ciò che già un individuo possedeva, il che non era del tutto un male.
Fu con la comparsa dei mercanti, soprattutto quelli che viaggiavano per mare con le navi, che inizia la comparsa del denaro sotto forma di moneta che aveva un reale valore intriseco proprio come monete d’oro, d’argento e bronzo. Questo anche per minimizzare il peso dei carichi e partire con navi piene di merce e tornare con navi scariche ma con il portafogli gonfio di monete. Così, con la moneta, io potevo decidere di acquistare un bene qualsiasi e non essere costretto ricevere tra gli unici beni materiali una merce determinata in cambio come baratto.
Successivamente gli stati, prima piccoli poi grandi, decisero di stampare la carta moneta, in quantità pari al valore di oro custodito in un deposito nazionale apposito, liberandosi ulteriormente del peso e della responsabilità di muoversi recando moneta di valore prezioso. Ecco che allora compaiono i pagamenti elettronici, le carte di credito, i trasferimenti telematici di denaro.
Infine, relativamente da breve periodo di tempo, ecco la comparsa di moneta virtuale legata ai crediti ricevuti in modalità telematiche diverse, come vendita di merce elettronica o remunerazione di lavoro effettuato sul web.

Perchè alla fine, diciamocelo, quello che ci serve è: mangiare, bere, respirare, riposare, amare, e nutrire la nostra anima.

Andrea Bianchini 2023.

Bolla o cordone ?

Bolla o Cordone ?

… ma quello che dobbiamo cercare di capire è : cosa è rimasto nel luogo in cui si è originato l’universo ? Bisognerebbe andare li, si, proprio così, andare li. Non dico fisicamente certo, ma quasi. L’universo è stato creato come una bolla di sapone ? come quelle che ci faceva il nostro papà ? e … puff… dietro non è rimasto più niente ? Oppure c’è un cordone ombelicale nel punto in cui è stato originato l’universo ? Un cordone che ci porterebbe a quello che c’era prima ? E’ importante ! Come possiamo risalire il cordone ? Stiamo tentando di rientrare nell’utero di nostra madre ? Oppure è solo una bolla di sapone ? Qual è lo strumento più idoneo a dare una risposta a tutto questo ? Il ragionamento o la sperimentazione ?
——————–
Estratto dal libro “Racconti. Epilogo”

La teoria della complessità

La teoria della complessità è una branca della ricerca operativa che si occupa di quantificare la complessità di un algoritmo. La complessità di un algoritmo viene misurata in funzione del numero di passi necessari a risolvere un determinato problema da parte di un algoritmo. In genere la complessità di un algoritmo viene espressa in funzione della dimensione dei suoi dati di ingresso. Così si dirà che un algoritmo ha complessità O(n), cioè proporzionale ad n, se il tempo necessario per la sua esecuzione è proporzionale a n, dove n è il numero di dati del problema. Si è dimostrato che alcuni problemi sono intrinsecamente più complessi di altri, alcuni addirittura che richiedano un tempo di elaborazione infinito per la loro soluzione. Così sono state individuate due classi di problemi, quelli polinomiali, e quelli non polinomiali, cioè quelli che richiedono un tempo polinomiale per essere risolti e quelli che invece richiedono un tempo esponenziale. Un problema tutt’ora aperto è dimostrare se esista un modo per concepire un algoritmo che sia in grado di risolvere in un tempo polinomiale un problema di complessità esponenziale. Cioè, è possibile che i problemi siano tutti facili da risolvere o esistono problemi più difficili che con l’attuale matematica non riusciremo mai a risolvere in un tempo polinomiale ?

Tratto dal libro ‘La programmazione’ – guida per non addetti.