C’era un tempo in cui la Grande Quercia del bosco di Sottofondo era il luogo più pettegolo e rumoroso della vallata. Tra i suoi rami, ogni primavera era un fiorire di nidi, lezioni di volo e sfide a chi virava più stretto tra le foglie. Poi nacque Jimmy.
Jimmy era un pettirosso, o almeno così diceva il ciuffo d’aria fiera sul suo petto color ruggine. Ma a differenza dei suoi fratelli, che già dopo tre settimane sbattevano l’fiammante e spumosa peluria sognando il cielo, Jimmy non aveva le ali. Al loro posto sfoggiava due piccole curvature di piume morbide, simili a due virgolette posate sui fianchi.
«Come farai a toccare le nuvole?» gli chiedeva spesso la cincia capoclan, guardandolo con una pietà che a Jimmy faceva prudere il becco.
«Il cielo è sopravvalutato, ha troppo vento e nemmeno un filo d’ombra,» rispondeva lui, scrollando le spalle foderate di piume.
Mentre gli altri volatili passavano le giornate a misurare le correnti d’aria, Jimmy imparò a misurare la terra. Imparò che il muschio fresco sotto la pioggia ha un profumo diverso a seconda che cresca a nord o a sud dei tronchi. Fece amicizia con Barnaba, un rospo filosofo dal passo lento, e con le formiche tagliafoglie, che lo assunsero come supervisore perché, dall’alto dei suoi cinquantascenti di salto sui rami bassi, aveva un’ottima vista d’insieme.
Jimmy non volava, ma saltava con una grazia acrobatica implacabile. Usava le zampe robuste per darsi la spinta e le virgolette di piume per bilanciarsi perfettamente a mezz’aria. Era il re del sottobosco.
Poi arrivò l’autunno del Grande Freddo, anticipato da una nebbia fitta come farina che inghiottì la chioma della Quercia. I giovani uccelli, abituati a orientarsi solo guardando le cime degli alberi e la posizione del sole, si ritrovarono completamente smarriti. Nessuno sapeva più dove fossero finiti i depositi di bacche dolci, nascosti tra gli anfratti delle radici e coperti dal fogliame fitto. Il panico iniziò a serpeggiare tra i rami alti.
Jimmy, dalla sua tana asciutta tra le radici, sentì il pigolio spaventato dello stormo. Non ci pensò due volte. Sbalzò fuori, agile come una cavalletta, e iniziò a guidarli da terra.
Il viaggio nel nebbione
- Punto di riferimento: Jimmy usava il tictac ritmico del ruscello nascosto per mantenere la rotta.
- Segnali tattili: Riconosceva la corteccia ruvida dei vecchi castagni al solo contatto con le zampe.
- La scorta: Guidò l’intero stormo disorientato passo dopo passo, salto dopo salto, fino alla grotta delle bacche rosse.
Quella sera, al riparo dal gelo e con la pancia piena, i grandi volatili del bosco guardarono il piccolo pettirosso senza ali con occhi diversi.
«Hai camminato nel buio dove noi avevamo paura di volare,» disse il vecchio gufo, chinando il capo.
Jimmy si lisciò il petto rosso, fece un piccolo salto su un sasso tondeggiante e sorrise. Non aveva mai toccato le nuvole, è vero, ma aveva insegnato a tutto il bosco che per essere un grande uccello non serve per forza staccarsi da terra: basta sapere esattamente dove si mettono i piedi.
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